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Panorama del mercato Insurtech ai tempi del Covid19

Intervista a Dario Scrosoppi, Senior IT Advisor & Innovation Manager

Abbiamo Intervistato Dario Scrosoppi, Senior IT Advisor & Innovation Manager e Speaker all'Insurtech Smart Village il 17 novembre.

Il 54% delle Insurtech dichiara di non avere subito impatti negativi durante l’emergenza covid e nel 19% dei casi gli effetti si dimostrano positivi.
Quali sono gli elementi di know-how che permettono alle insurtech di resistere in situazioni come queste?

L’Insurtech si basa proprio sull’utilizzo delle cosiddette nuove tecnologie, che per loro natura mirano a rendere più automatizzata l’acquisizione e la fruizione di beni e servizi basandosi anche sulla raccolta, l’elaborazione e l’analisi di notevoli quantità di dati. Non deve quindi stupire che la maggioranza delle imprese del settore non abbia subito impatti negativi dal diffondersi del virus e che anzi alcune ne abbiano tratto giovamento vedendo incrementare il proprio giro d’affari.

Le nuove tecnologie applicate al mondo assicurativo permettono da un lato di sostituire processi finora “manuali” (es. RPA, IA, firme digitali, blockchain, ecc.) e dall’altro di creare nuove forme più personalizzate di coperture assicurative (pensiamo all’utilizzo dell’Internet of Things negli edifici, nelle automobili, sulle persone ed animali domestici…). Oggi nell’emergenza tutto ciò che può essere fatto “a distanza” assume un valore maggiore ed a volte unico ed insostituibile, tanto che la stessa autorità di controllo (IVASS) ne ha raccomandato l’adozione.

Certamente le applicazioni dell’insurtech necessitano di un know-how specifico, difficilmente riscontrabile in un percorso formativo tradizionale: si devono infatti abbinare in una sintesi innovativa gli elementi portanti della tecnica assicurativa con una conoscenza approfondita delle tecnologie applicabili (che sono diverse e spesso in combinazione tra loro) il tutto condito con il marketing digitale.

L’”Insurtecnico” non esiste quindi in natura, ma va costruito attraverso una formazione continua e multidisciplinare che alla fine risulta vincente soprattutto in momenti di forte discontinuità come quello che stiamo vivendo.

 

Quale consiglio possiamo dare alle Insurtech per affrontare al meglio i problemi generati dall’emergenza, come il rallentamento dei finanziamenti e del business sui diversi mercati?

Ritengo che uno dei sentimenti che a livello personale e collettivo caratterizza maggiormente questo periodo sia l’incertezza: il non sapere con ragionevole chiarezza quale sarà l’evoluzione nel prossimo futuro, frena molto l’azione dell’uomo. Ciò si manifesta sia nei comportamenti personali che nel funzionamento delle organizzazioni produttive e viene, anzi, peggiorato ove vi si aggiunge un senso di isolamento o di distanza. Le persone quindi hanno più difficoltà a decidere ed a passare all’azione concreta anche se ne viene percepita l’utilità a livello razionale.

Se è pur vero quindi, che alcuni ambiti si sono fortemente rallentati, è anche vero che ci sono altri in forte crescita e l’insurtech, proprio per la sua flessibilità ed adattabilità, è quello che per primo può cogliere i filoni giusti di espansione nel comparto assicurativo. D’altra parte, l’assicurazione per sua natura nasce per mitigare i rischi o quantomeno diminuirne gli impatti economici negativi, e quindi, nelle crisi accentua la sua funzione sociale e la sua importanza di ammortizzatore in certi settori dell’economia.

Per quanto riguarda il rallentamento dei finanziamenti, proprio il mondo digitale in cui l’Insurtech si inserisce può offrire a mio avviso la soluzione attraverso le piattaforme di Crowdfunding, il cui recente successo ha permesso di far incontrare – anche qui a distanza di sicurezza – domanda ed offerta di capitali di rischio. In somma, il fintech che aiuta l’insurtech!

 

Cloud e app mobili sono stati al centro degli investimenti del nuovo paradigma dell'industria insurance. Come cambierà la risposta del mercato assicurativo?

In questi mesi di esperienza abbiamo potuto notare la diversa capacità di risposta che l’industria assicurativa ha saputo dare all’emergenza Covid. Chi era già preparato dal punto di vista dell’infrastruttura informatica ha assorbito con relativa facilità il nuovo impatto organizzativo, sfruttando appieno la scalabilità delle proprie piattaforme cloud, la virtualizzazione delle applicazioni e dei dispositivi digitali. Tutto ciò a favore sia dei clienti esterni che dei dipendenti interni e dei collaboratori (agenti/broker, liquidatori, ecc.).
Le imprese che invece sono state colte impreparate hanno subito un doppio impatto negativo dal distanziamento fisico, non potendo né soddisfare le esigenze della clientela né espletare i processi tecnici ed amministrativi in sicurezza ed a distanza attraverso lo smartworking.

Nel frattempo anche le risorse “pubbliche” cioè i fornitori di servizi in cloud e le reti di telecomunicazioni si sono rapidamente esaurite, rendendo di difficile reperibilità risorse prima considerate pure “commodities”. Una lezione di preveggenza tecnologica che il mercato assicurativo sta imparando a sue spese.
Anche i prodotti assicurativi offerti necessiteranno di un adeguamento post-Covid: si è già notata una crescita nella domanda di prodotti on-demand e instant insurance legati ad esempio alla diversa mobilità richiesta dal distanziamento sociale o alla personalizzazione delle coperture sanitarie.
 

Asia e Africa e rappresentano il terreno per attirare investimenti da parte dei giganti della tecnologia e creare uno scenario ideale di sviluppo per le insurtech. Quali scenari e opportunità di sviluppo tecnologico si disegnano nell’orizzonte operativo dell’insurtech?

I paesi emergenti partendo da situazioni economiche e sociali a volte molto diverse possono adottare direttamente modelli e tecnologie di ultima generazione. I giganti della tecnologia, non dovendo tener conto di ingenti investimenti fatti nel passato, hanno la possibilità di offrire le infrastrutture più moderne. Trattandosi spesso di paesi ad alta densità di popolazione di età media e potere di acquisto basso, essi costituiscono il terreno ideale per la diffusione di prodotti di micro-assicurazione distribuiti, via smartphone e tarati sulle esigenze locali.
Al di là dei riflessi economici che la pandemia porta sulle popolazioni, questo modello di business ha tutte le caratteristiche per non essere impattato dalla diffusione del virus e lascia ampio spazio all’insurtech, per sviluppare ed estendere la gamma di prodotti e servizi offerti ai clienti.

A mio avviso, dal punto di vista tecnologico stiamo vivendo negli ultimi anni un periodo di eccezionale fertilità. Mai nel passato sono giunte quasi contemporaneamente a maturazione così tante tecnologie rese accessibili a costi così contenuti da non porre quasi limiti alle possibili applicazioni comprese quelle tipiche del fintech e insurtech: spazio quindi alla creatività tipica del mondo delle start-up e occhi aperti sull’open innovation da parte degli incumbent.

Vieni a conoscere Dario Scrosoppi il 17 novembre all'Insurtech Smart Village!